La “Beffa di Buccari”

By Looker

10 – 11 Febbraio 1918

MAS

“[...] Ci riferiamo all’azione condotta all’interno del porto di Buccari, nelle vicinanze di Fiume [...]. Fu una missione davvero valorosa, che mancò purtroppo i suoi obiettivi [...] ma venne immortalata, per il coraggio militare e la perizia marinaresca di tutti coloro che vi parteciparono, nelle pagine lasciate da Gabriele d’Annunzio, anch’egli protagonista dell’azione divenuta in seguito famosa come “beffa di Buccari”. Data della spedizione: la notte fra il 10 e l’11 febbraio 1918. Obiettivo: penetrare nelle acque di Buccari, attaccare e silurare le navi nemiche all’ancora. [...] Capo flottiglia MAS: il capitano di fregata Costanzo Ciano, con guidone sul MAS 96, a bordo del quale si trovava, come osservatore, il maggiore di cavalleria Gabriele d’Annunzio, poeta e scrittore. Comandante del MAS 96: il capitano di corvetta Luigi Rizzo, già affondatore della Wien [...]. La preparazione fu accurata e gli uomini resi esperti e collaudati dalle precedenti imprese: si può dire che, quella notte, gran parte del meglio dell’assalto silurante fosse riunito a bordo delle unità in avvicinamento nelle acque istriane. [...]

All’inizio della missione, così scriveva il Vate:

“10 febbraio 1918. Ci siamo affilati nella lunga attesa come sopra la ruota di un arrotino difficile. Siamo tutti taglio e punta, fissi su una rude impugnatura … Credo che di rado uomini furono così compiutamente pronti a un’azione disegnata. Nula manca; tutto è previsto. L’indugio non ci giova più; ci logora …
Marinai, miei compagni, questa che noi stiamo per compiere, è un’impresa di taciturni. Il silenzio è il nostro timoniere più fido. Per ciò non conviene lungo discorso a muovere un coraggio che è già impaziente di misurarsi col pericolo ignoto …
Siamo un pugno d’uomini su tre piccoli scafi. Più dei motori possono i cuori. Più dei siluri può la volontà. E il vero treppiede della mitragliatrice è lo spirito di sacrificio …
Per lasciare un segno al nemico portiamo con noi tre bottiglie suggellate e colorate di fiamme tricolori. Le lasceremo a galla, stanotte, laggiù, nello specchio d’acqua incrinato, tra i rottami e tra i naufraghi delle navi che avremo colpito. In ognuna è chiuso questo cartello di scherno …”

[...] Mezzanotte: iniziava la giornata dell’11 febbraio 1918 e il “poeta dell’eroicità” così descrisse quel momento:

“Nasce il nuovo giorno … navighiamo da quattordici ore. Teniamo da cinque ore le acque del nemico. Gli siamo entrati nella strozza, e poi nel profondo stomaco. Siamo un pugno d’uomini sopra tre brulotti disperati, soli, senza alcuna scorta, lontanissimi dalla nostra base, a una sessantina di miglia dalla più potente piazza forte marittima imperiale, a poche miglia dalle superate difese di Farasina, a poche centinaia di m dalle batterie di Porto Re. Un allarme, e andiamo in perdizione.”

I MAS di Ciano, di Rizzo e degli altri penetrarono nella baia senza suscitare alcun allarme e, con decisione, si diressero verso il profondo del vallone di Buccari, dove si trovavano gli ancoraggi delle navi austriache. Giunse il momento dell’attacco, ma, malauguratamente per i nostri assaltatori, i siluri furono sì precisi contro i bersagli, quattro piroscafi mercantili, ma, tranne uno che esplose, tutti rimasero impigliati nelle reti parasiluri, senza poter colpire i bastimenti nemici. E’ indubbio che, nella storia, il valore dell’azione rimane; mancò solo il risultato finale. [...]

La “beffa di Buccari” è sempre stata considerata una vittoria morale e d’abilità militare e marinaresca degli assaltatori della Regia Marina: è una valutazione giusta e onesta, che dovrebbe essere ben conservata fra le pagine migliori della storia militare e navale del nostro paese.

Secondo d’Annunzio, l’uscita da Buccari e il ritorno verso le coste patrie furono segnati da questi sentimenti:

“Lasciamo dietro di noi le soglie del Quarnaro posseduto. La nostra piccola bandiera quadrata si muove come una mano che faccia di continuo cenno. Ha il rosso rivolto verso l’Istria che mi par di rivedere in sogno, simile a un grappolo premuto o a un cuore pesto.
Ho l’amaro del sale in bocca …
L’alba non è uguale per tutti.
Dall’Italia navighiamo verso l’Italia!”

Memento Audere SemperIl lettore [...] si potrà ora chiedere perchè quell’azione del 10-11 febbraio 1918 fu battezzata [...] “beffa di Buccari”. L’origine della definizione va ricercata in due elementi della missione. Il primo fu rappresentato dall’avvicinamento indisturbato nelle acque istriane di una formazione navale di una certa consistenza [...] accompagnato dalla violazione non avvertita delle acque interne più difese della rada di Buccari, seguito da un ritiro incontrastato verso il mare aperto, sempre senza che il nemico si accorgesse di quello che era accaduto e che stava ancora accadendo.

Il secondo aspetto fu l’atto di sfida, la provocazione tipica del carattere di d’Annunzio, materializzatasi con il lancio da parte sua di tre bottiglie tricolori contenenti, appunto, un cartello di sfida alla Marina imperiale:

“In onta alla cautissima flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d’Italia, che si ridono d’ogni sorte di reti e di sbarre, pronti sempre a osare l’inosabile.
E un buon compagno, ben noto – il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro – è venuto con loro a beffarsi della taglia.”

[...] .”

tratto da:

ATTACCO DAL MARE – Storia dei mezzi d’assalto della Marina italiana“, di Giorgio Giorgerini.

3 Risposte a “La “Beffa di Buccari””

  1. Edoardo Visconti Dice:

    Il libro di Giorgerini “Attacco dal mare” è indubbiamente il miglior libro, senza perdersi in dettagli che rientrano in un altro genere di storiografia, che sia stato scritto sui mezzi d’assalto italiani. Secondo il suo ben noto stile Giorgio Giorgerini inquadra sopratutto l’argomento, come i temi dei suoi precedenti libri della stessa collana, da un punto di vista politico-strategico senza nulla togliere ad una sintetica descrizione delle azioni degli assaltatori. Molto da apprezzare la trattazione dei risvolti politici e militari che hanno caratterizzato la storia della X Flottiglia MAS e del suo comandante Borghese nel periodo 1943-45 e nell’immediato dopoguerra: dalla crisi morale innescata dalla resa dell’8 settembre 1943, dai rapporti mantenuti tra la Regia Marina al Sud e la Decima al Nord, i contatti tra il comando della X MAS e formazioni partigiane “bianche” per la difesa dei confini orientali dall’avanzata degli slavi del Maresciallo Tito e per la difesa delle installazioni industriali nel Nord Italia dalla distruzione programmata dai tedeschi in ritirata, le relazioni intessute con i servizi alleati, specie coll’OSS americana e il loro proseguimento nell’immediato dopoguerra.
    Una storia quindi organica di uno dei comparti più importanti della Marina che interrompe finalmente il vuoto antistorico creato dal dopoguerra ad oggi su uno dei periodi più critici attraversato dalla Marina Militare.
    C’è molto da apprendere e riflettere con questo nuovo libro di Giorgerini, così come è stato per le opere precedenti di questo nostro studioso e scrittore navale, certo tra i più noti e apprezzati. Le stesse recensioni uscite sui media, e le espressioni raccolte anche in ambito Marina, confermano questo mio apprezzamento.

  2. Alberto Ferroni Dice:

    Gli eventi di quella notte mi furono raccontati da mio nonno, il comandante Edmondo Turci, all’epoca della missione, motorista del mas 96. Particolari anche piccoli di quella notte mi vennero spiegati nei racconti di un vecchio marinaio che oggi riposa in pace in una tomba di Madrid.
    Negli anni successivi alla fine della guerra, condivise amicizia con d’Annunzio nella villa sulle sponde del lago di Garda ove continuò a far navigare il mas 96 fino al suo ultimo carenaggio. Oggi è ancora la, con i segni indelebili lasciati dalla punta di un coltello sullo scafo e sul ponte da un vecchio marinaio e dal suo compagno d’avventura.

  3. Massimiliano Persiano Dice:

    Io ho appena acquistato una foto con dedica del Comandante D’Annunzio a Edmondo Turci. Stupenda!

Lascia un commento