Il 10 giugno 1918 venne costituito il primo Corpo d’Armata degli Arditi, il cui comando venne affidato al Generale Francesco Saverio Grazioli, il quale precisò, nel decalogo dell’ardito (così vennero chiamati i componenti dei reparti d’assalto che ebbero origine precedente alla costituzione organica ed unitaria di un Corpo d’Armata) le qualità e le peculiari caratteristiche degli assalitori.
- Ardito! Il tuo nome esprime coraggio, forza e lealtà; la tua missione è la vittoria ad ogni costo. Sii orgoglioso di mostrate al mondo intero che al soldato italiano nessuno può resistere. Pensa ai tesori di affetti, di bellezza, di prosperità nazionali che difendi col tuo valore. Ciò infonderà nell’animo tuo una forza irresistibile.
- Per Vincere, numero ed armi non valgono; sopra ogni altra cosa valgono disciplina ed audacia. Disciplina è espressione di bellezza e forza morale altissima. Audacia è la volontà fredda e salda di imporre la tua superiorità al nemico, sempre ed ovunque.
- La Vittoria è di là dell’ultima trincea del nemico, è nelle sue retrovie, per giungervi adopera violenza ed astuzia, né curarti se nell’avanzata impetuosa, nuclei avversari ti restano alle spade. Se il nemico ti aggira, mantieni i nervi saldi ed aggiralo a tua volta.
- Cerca di comprendere sempre quanto accade nella battaglia ed accorri in aiuto dei compagni sopraffatti. Quando ti accorgi che la situazione vacilla, gettati avanti, punta dritto avanti a te.
- Nell’assalto usa le bombe ed il pugnale, vere armi dell’ardito; nella difesa del terreno conquistato, il moschetto e la mitragliatrice. Difendi le tue mitragliatrici se vuoi che esse ti difendano. Copri il rumore della valanga nemica che avanza col canto delle tue mitragliatrici. A quel conto vedrai la valanga disperdersi e il nemico cadere come messe falciata.
- Se giungi nelle retrovie nemiche getta lo scompiglio ed il terrore; allora un ardito può valere cento uomini, un ardito italiano mille soldati nemici.
- Il timore che ispiri all’avversario è la tua arma più potente; sappi mantenere ardito la tua fama. Sii feroce col nemico finché è in piedi, sii generoso con lui soltanto quando è caduto.
- Se rimani ferito o disperso è tuo debito d’onore dar notizie di te al tuo reparto e far l’impossibile per raggiungerlo.
- Non desiderare altro premio al tuo valore che il sorriso delle belle donne d’Italia che avrai difeso col tuo coraggio. Esse ti copriranno di fiori e baceranno la tua fronte ardita allorché ritornerai vittorioso, fiero della tua maschia forza, figlio prediletto della più grande Italia.
- Corri alla battaglia. Tu sei la più fulgida espressione del genio di nostra razza. Tutta la Patria segue come una scia luminosa la tua corsa eroica per l’assalto!
Gli arditi venivano reclutati tra tutte le armi, ma in particolare tra i fanti, i bersaglieri e gli alpini: avevano come distintivo sul risvolto della giubba, che era aperta al collo, le fiamme nere e sulla manica sinistra un festoncino d’alloro che incoronava un pugnale. Tali truppe speciali sorsero nei giorni più aspri della grande guerra, come espressione viva della insofferente volontà dei più strenui combattenti delle primissime linee, ansiosi di uscire dalla stasi penosa e mortificante della squallida guerra di trincea.
Fu ad opera e per iniziativa dell’allora Maggiore Bassi che tra l’inverno e la primavera del 1917 ebbero vita i primi reparti d’assalto, da lui istruiti e ad essi infuse, con metodi di addestramento assolutamente nuovi ed ispirati ad una intraprendente aggressività, il più spigliato spirito offensivo. Ottenuti effettivi di volontari per una compagnia, il Bassi li preparò e poi fece valutare al Generale Grazioli la nuova piccola unità in piena azione: il Grazioli volle che il Comandante in capo Generale Cadorna si rendesse conto dei sistemi e dei mezzi e soprattutto dello spirito che dominava i reparti e il Comandante supremo diede una incondizionata approvazione alla iniziativa del Maggiore Bassi e diramò opportune istruzioni (5 luglio 1917) per l’addestramento dei reparti d’assalto e per la costituzione presso la 2a Armata del primo raggruppamento. La scuola d’assalto ebbe sede a Manzano. Il 29 agosto 1918 re Vittorio Emanuele III passava in rivista l’intero Corpo d’Armata d’assalto, presenti i Generali Diaz e Badoglio, il comandante della IX armata e ufficiali degli eserciti inglese, francese ed americano, Per la prima volta nella storia della guerra e di una rivista le truppe, sfilarono davanti al re a torso nudo. «L’ardito va all’assalto con 25 bombe e 25 bombe son 500 tombe»; così cantava l’ardito. I reparti parteciparono con inaudito valore ad imprese che stupirono ed atterrirono i nemici e per l’irruenza dell’assalto e per l’impiego di nuovi mezzi e di armi, ma soprattutto per la foga e il coraggio e l’assoluto sprezzo del pericolo.
Essi si batterono nella battaglia difensiva del Piave e quando si scatenò la nostra offensiva, furono gli interpreti della battaglia della Sernaglia. Gli arditi furono sempre i primi nell’offerta. nell’assalto e nel sacrificio.